lunedì 1 ottobre 2007
Coscienza Politica
ovvero: un rigurgito antipolitico
Chi sostiene che la politica dei partiti, il loro "dialogo" non sia altro che un gioco delle parti in cui due gruppi si scontrano per far valere i propri - e solo i propri - diritti, per conquistare e disporre della ricchezza di un paese, queste persone mancano tout court di coscienza politica.
Cosa o chi legittima un'affermazione del genere? Da quale altura o riparo sono in grado di giudicare a-politico chi non vede, letteralmente, l'obiettivo della politica? Se l'uomo è un animale politico, dovremmo poter rintracciare da qualche parte una sostanza, una "coscienza politica" - che metta al bando chi, di contro, crede, pensa, e agisce privato di questa coscienza politica.
D'altra parte, secondo un'ottica umanitaria e cosmopolita, vagamente filantropa o proto-socialista, tutti fanno parte del panorama politico, e in virtù di questo ideale, tutti devono avere la possibilità di esprimersi in questo panorama. Mi rendo conto che questo può sembrare ingenuo, se non utopico. Ma che ancora oggi esistano individui convinti che la cittadinanza su questo pianeta sia riservata solo ad una parte dell'umanità; che solo alcuni, per merito o per diritto di sangue, possano disporre della ricchezza del pianeta, e che per questo sono giustificati a sfruttare in modo sconsiderato proprio le risorse dell'unico pianeta in cui viviamo; che solo taluni, e non talaltri, possano chiamarsi Homo Sapiens Sapiens, e in base a questo diritto arrogatosi surclassare il resto della popolazione al rango di scimmie o ominidi culturalmente e biologicamente inferiori - per tutti questi motivi c'è bisogno di coltivare una coscienza politica, che possa entrare in conflitto, lottare, sfondare barriere, comunicare l'incomunicabile.
Insomma: ce l'abbiamo tutti, una coscienza. Nonostante per alcuni sia una malattia. E ce l'abbiamo tutti, una coscienza politica, nonostante per alcuni sia d'intralcio per la politica stessa. Solo che molti si dimenticano di coltivarla: la libertà - che è l'obiettivo della politica, quindi l'ideale della coscienza politica - ha bisogno di un certo rigore, cosa che in molti misconoscono. Chi non conosce questo rigore, e non si prende cura del "giardino" della Coscienza Politica, è costretto a subire la politica di qualcun altro. Per questo in Myanmar la gente si scanna, e da queste parti ne parliamo, ci accaloriamo, condanniamo il lassismo dei nostri governi, o la loro inefficacia, o la loro inettitudine, o la loro ipocrisia. Ed è sempre per la noncuranza che dimostriamo nei confronti del nostro "giardino" politico che il parlamento italiano è occupato da incompetenti, opportunisti e mafiosi, che non riusciamo a riconoscerci nei partiti che eleggiamo, quando i conservatori di un tempo hanno idee anarchiche, e i progressisti si comportano da nepotisti della peggior specie, i liberisti si circondano di un'aurea messianica sostituendosi ai preti, e i preti salgono in cattedra e dettano legge privando Cesare di ciò che gli appartiene e la Scienza della propria libertà di ricerca, i comunisti sono più cattolici dei soldati dell'Opus Dei, e più antisemiti dei fascisti che cercano di combattere.
Questo Paese è in via di decomposizione. E anche la politica mondiale sta assumendo forme che stentiamo a riconoscere. Forse questo discorso sulla coscienza politica non ha molto senso. Forse non ci credo neanch'io in quello che scrivo - mi sembra il pamphlet di un filantropo di fine ottocento... O forse sono uno dei tanti e basta.
ovvero: un rigurgito antipolitico
Chi sostiene che la politica dei partiti, il loro "dialogo" non sia altro che un gioco delle parti in cui due gruppi si scontrano per far valere i propri - e solo i propri - diritti, per conquistare e disporre della ricchezza di un paese, queste persone mancano tout court di coscienza politica.
Cosa o chi legittima un'affermazione del genere? Da quale altura o riparo sono in grado di giudicare a-politico chi non vede, letteralmente, l'obiettivo della politica? Se l'uomo è un animale politico, dovremmo poter rintracciare da qualche parte una sostanza, una "coscienza politica" - che metta al bando chi, di contro, crede, pensa, e agisce privato di questa coscienza politica.
D'altra parte, secondo un'ottica umanitaria e cosmopolita, vagamente filantropa o proto-socialista, tutti fanno parte del panorama politico, e in virtù di questo ideale, tutti devono avere la possibilità di esprimersi in questo panorama. Mi rendo conto che questo può sembrare ingenuo, se non utopico. Ma che ancora oggi esistano individui convinti che la cittadinanza su questo pianeta sia riservata solo ad una parte dell'umanità; che solo alcuni, per merito o per diritto di sangue, possano disporre della ricchezza del pianeta, e che per questo sono giustificati a sfruttare in modo sconsiderato proprio le risorse dell'unico pianeta in cui viviamo; che solo taluni, e non talaltri, possano chiamarsi Homo Sapiens Sapiens, e in base a questo diritto arrogatosi surclassare il resto della popolazione al rango di scimmie o ominidi culturalmente e biologicamente inferiori - per tutti questi motivi c'è bisogno di coltivare una coscienza politica, che possa entrare in conflitto, lottare, sfondare barriere, comunicare l'incomunicabile.
Insomma: ce l'abbiamo tutti, una coscienza. Nonostante per alcuni sia una malattia. E ce l'abbiamo tutti, una coscienza politica, nonostante per alcuni sia d'intralcio per la politica stessa. Solo che molti si dimenticano di coltivarla: la libertà - che è l'obiettivo della politica, quindi l'ideale della coscienza politica - ha bisogno di un certo rigore, cosa che in molti misconoscono. Chi non conosce questo rigore, e non si prende cura del "giardino" della Coscienza Politica, è costretto a subire la politica di qualcun altro. Per questo in Myanmar la gente si scanna, e da queste parti ne parliamo, ci accaloriamo, condanniamo il lassismo dei nostri governi, o la loro inefficacia, o la loro inettitudine, o la loro ipocrisia. Ed è sempre per la noncuranza che dimostriamo nei confronti del nostro "giardino" politico che il parlamento italiano è occupato da incompetenti, opportunisti e mafiosi, che non riusciamo a riconoscerci nei partiti che eleggiamo, quando i conservatori di un tempo hanno idee anarchiche, e i progressisti si comportano da nepotisti della peggior specie, i liberisti si circondano di un'aurea messianica sostituendosi ai preti, e i preti salgono in cattedra e dettano legge privando Cesare di ciò che gli appartiene e la Scienza della propria libertà di ricerca, i comunisti sono più cattolici dei soldati dell'Opus Dei, e più antisemiti dei fascisti che cercano di combattere.
Questo Paese è in via di decomposizione. E anche la politica mondiale sta assumendo forme che stentiamo a riconoscere. Forse questo discorso sulla coscienza politica non ha molto senso. Forse non ci credo neanch'io in quello che scrivo - mi sembra il pamphlet di un filantropo di fine ottocento... O forse sono uno dei tanti e basta.
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