martedì 20 febbraio 2007



Soli•loqui




Caro oggetto del mio desiderio prossimo venturo,

Sento già il bisogno di darti delle spiegazioni.

Le persone a volte amano in modo così travolgente - o sono così tremendamente egoiste e vittime di loro stesse - da farti cuocere nel loro brodo e spolparti come un granchio bollito, senza lasciare nient'altro che la carcassa vuota e l'ingrato compito di ripulire a qualcun altro. Mi dispiace, ma è così che mi incontrerai, in questo stato: non il meglio di me - che è questo che di solito mostro per primo - né la luce irradiata dalla mia pelle ogni volta che sono in vena di conquista... ma una luce impoverita dal tempo, dagli ultimi mesi trascorsi sotto grigi portici e una coltre di nuvole.

Se riuscirai a scorgere l'autentica bellezza che si nasconde dietro il cadavere che sono, allora sì che i miei occhi torneranno a brillare! Allora i portici più bui sembreranno le ali del palazzo di Versailles, e nella coltre di nuvole vedremo un'alleata per le mie fotografie migliori!

Credimi, adorabile amante futura: vorrei darti tutto quello che sono. Ma sono stordito e convalescente, e a nessuno darei mai neanche una goccia della mia essenza avvelenata. Solo il meglio: distillato di ciò che sono stato, sintesi chimica della storia mia, pura vitalità verbale e fisica per le notti che verranno, e che trascorreremo insieme. Non voglio conservare niente di me. Voglio scialare, sprecare le mie ricchezze ed energie come il più splendente dei Soli.
Che duri una notte - cosa (!) alquanto probabile... - o una vita intera, la storia che intesseremo l'uno nel corpo dell'altro sarà piena, autentica, amore mio futuro.

Coltivo fiori per piantarli sul suo cammino, perché i suoi piedi stanchi del giorno possano riposare la sera. Non importa che li calpesti, perché sono pensati per questo, è questo il loro scopo. Il suo sollievo è il mio sollievo. Spero tu non me ne voglia...


"Just like that - sing it for me, please"