Se non sbaglio, l'indignazione si prova di fronte a fatti che danneggiano i diritti di qualcuno, o le sue possibilità espressive vengono mutilate o compromesse, tanto da offendere la dignità della persona. Si prova indignazione anche quando ad essere offeso è anche lo stato di diritto in generale, quando qualcuno si macchia di un crimine: in questo caso, non è solo il singolo provarla, ma tutta la comunità viene chiamata a reagire all'offesa.
Mai come in questi anni ho visto il nostro Paese segnato da una serie di angherìe, di soprusi, di delitti contro la Sua dignità. Eppure la nostra storia è martoriata da esperienze del genere. Voglio ricordare Moro, la strage di Bologna, e quegli anni di piombo; il caso Ustica, ma anche
gli omicidi mafiosi di Falcone e Borsellino. Lo Stato "si costerna, s'indigna, s'impegna - poi getta la spugna con gran dignità!" mi ricorda Don Raffaè, in duetto col Bombarolo. In assenza di eventi così tragici, pare che la storia voglia dirci di non esagerare, e che in fondo non è niente, in confronto. Ma a dispetto della spettacolarità di tragedie simili, questi anni stanno passando attraverso un tunnel molto buio, in cui, mancando generatori altrettanto eclatanti di sdegno e preoccupazione, l'opinione pubblica risulta essere sorda a questioni banali che banalmente ci privano della nostra dignità: processo Sme e lodo Maccanico, lodo Alfano... leggi ad personam atte a difendere gli interessi di pochi quando non di un solo individuo, imputazioni di associazione mafiosa e corruzione, associazione massonica con fascisti (Licio Gelli) e mafiosi (Marcello Dell'Utri), questo "solo e semplicemente" a carico dell'attuale Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, capace di minacciare gli studenti che manifestavano col ricorso alla violenza delle forze dell'ordine (chiunque abbia ritenuto le parole del premier un sensato avvertimento per i pochi facinorosi non sa leggere le intenzioni né i toni della minaccia, e soprattutto non ricorda i fatti di Genova: non vede la premeditazione del disegno) prontamente smentite ventiquattr'ore dopo; censura mediante querele onerosissime per artisti del calibro di Daniele Luttazzi, e a tergo l'impunità del conflitto di interesse generato dal possesso di tre reti televisive; migliaia di euro come sovvenzione statale per chi passava al digitale terrestre (e quale monopolio? Libertà di informazione?), e tagli alla scuola: questi sì, fatti passare come un male necessario[2].
Questi fatti sono niente, in confronto all'omicidio. Cos'è questo? Cinismo? Mancato senso della misura? Ogni volta che qualcuno viene limitato nell'espressione della propria libertà viene ucciso, e gli viene tolta dignità. L'atto consapevole di organizzare il consenso, di manipolare idee e bisogni della gente, priva la comunità del libero sviluppo delle proprie facoltà materiali e spirituali. Ed è attraverso leggi che garantiscono l'impunità di alcuni (laggiù in parlamento) mentre altre ledono i diritti alla convivialità, al confronto, all'esercizio del pensiero critico (qui per strada), che si stanno commettendo reati contro la nostra dignità, meno spettacolari del crollo di un grattacielo, forse, ma che pur sempre ci indignano. E devono farlo.
Mi viene detto di lasciar perdere, di arrendermi al pessimismo storico ogniqualvolta annuncio pubblicamente la mia intenzione di fare l'insegante: "sono un branco d'imbecilli", i ragazzi di oggi, "facce ebeti difronte alla playstation". Non riuscivo a dar torto a queste parole mentre ieri sera guardavo l'ultima puntata di Matrix, dedicata alla satira. Le facce dei ragazzi dietro l'accomodante figura di Mentana erano quelle di una generazione stanca ma inconsapevole, attiva per inerzia e stereotipata nel midollo, che dopo l'esilarante imitazione di Sabina Guzzanti non riusciva neppure a ridere di gusto, con lo spirito di chi naturalmente si diverte davanti a una cosa divertente. Perché?
Sì, l'indignazione può - anzi deve - arrivare anche a questo.
[1] L'indignazione è un sentimento troppo complesso per essere adeguatamente affrontato dallo strumento di informazione più utilizzato in questo paese: la televisione. La quale preferisce lo scandaloso, il grottesco, il divertente e i sentimenti che producono.
[2] Un ragazzo, qualche sera fa, mi ha chiesto cosa ne pensavo delle manifestazioni studentesche e quindi della riforma Gelmini: quando gli ricordavo delle sovvenzioni per il digitale terrestre, mi ha risposto "E' successo tanti anni fa"; e suggerire di risparmiare gli ottomila insegnanti, tagliando gli stipendi ai parlamentari più ricchi e numerosi d'Europa gli sembrava "un'ingiustizia nei loro confronti". Anche debole in aritmetica.
Poco dopo ho scoperto che quel ragazzo è figlio di uno dei maggiori produttori di formaggio della Basilicata.
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