sabato 1 novembre 2008

Studium contra Imperium

Paragonare queste manifestazioni ai movimenti studenteschi del sessantotto è molto facile. Ma c'è bisogno di alcune precisazioni. Intanto c'è da distinguere il maggio parigino dalla sua sbiadita imitazione italiana. Scommetto che la cosa farà montare su tutte le furie i protagonisti di quei movimenti. Ma sono sicuro che gli stessi riconosceranno lo scarto tra quello che avrebbero voluto realizzare e quello che è stata effettivamente la scuola finora.
Gli esiti furono diversi: il risultato delle lotte nelle facoltà italiane fu anche negativo, se oggi confondiamo il diritto allo studio con la garanzia di una promozione, col famoso sei politico per tutti. E' evidente che la qualità della didattica, la libertà degli insegnanti da qualsiasi costrizione ideologica, la meritocrazia e le intenzioni che animavano gli studenti "sessantottini" sono tutt'altra cosa.

Come mai il sistema scolastico francese arrivò al collasso?

E' una storia lunga. Risale più o meno alla metà dell'ottocento. Napoleone III (uno dei protagonisti della Restaurazione) temeva l'autonomia degli atenei francesi: decise quindi di ridurre al minimo il loro grado di libertà, smantellando biblioteche, riducendo gli aiuti di stato e ostacolando i rapporti tra le facoltà. Questo perché l'imperatore era ben consapevole dei pericoli che l'istruzione, la cultura e la coltivazione di menti libere rappresentano per il potere costituito.
La qualità dell'istruzione dipendeva ormai esclusivamente da singoli professori, uomini eccellenti, che non si arresero davanti alle difficoltà strutturali.

In Germania, lo stesso dispotismo di Napoleone III non fu permesso: di fronte a provvedimenti simili presi dal potere centrale, un gruppo di docenti universitari (in seguito famosi con l'espressione di Göttinger Sieben, i "sette di Gottinga") si coalizzò per difendere l'autonomia dell'Università tedesca. Tra di loro c'erano pure i fratelli Grimm[1]. In uno Stato libero, infatti, lo studium deve essere indipendente dall'imperium.

Quello che sta accadendo adesso con l'ultima riforma targata centro-destra è il risultato dello smantellamento del sistema scolastico italiano. La riforma Moratti ha inaugurato la parcellizzazione dell'Università in centinaia di corsi ridicoli (nei quali spesso il numero degli alunni è inferiore a quello dei docenti) e adesso la Gelmini si autoproclama campionessa di economia bocciandoli in quanto inutili sprechi: la prima ha creato i cocci, la seconda passa col la scopa. La Destra continua a dirsi salvatrice della scuola e della meritocrazia, contro ogni "sei politico" della Sinistra. Ma la realtà è che ogni potere costituito teme il pensiero critico che si sviluppa in un sistema di Università libere.

La situazione attuale sembra quindi molto più simile a quella della Francia di Napoleone III che a quella del 1968. Dovremmo riporre le nostre speranze in uomini eccezionali, maestri eccellenti e pedagogi dalle rare doti comunicative. Ma prima o poi questo sistema sarà destinato a collassare: lo Studium cercherà di riguadagnare la sua autonomia dall'Imperium. Per ora, c'è solo la brutta sensazione che qualcosa non vada come dovrebbe andare.




[1] Traggo queste informazioni dalla illuminante Storia dell'Ermeneutica di Georges Gusdorf. Potete trovare di più sui Göttinger Sieben su Wikipedia, ma (guarda un po'!) non in italiano.

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